Skip to main content

La continuazione non necessaria dei PPI ha un impatto negativo sugli esiti clinici?

A cura di Fabio Ambrosino By 29 Febbraio 2024Maggio 2nd, 2024No Comments
News
continuazione PPI

Uno studio tedesco ha valutato l’impatto della continuazione non necessaria della terapia con inibitori della pompa protonica (PPI) dopo la dimissione ospedaliera in pazienti precedentemente trattati in terapia intensiva. I risultati, pubblicati su Critical Care Medicine, hanno messo in evidenza un impatto negativo di questa pratica su morbilità e mortalità.

I PPI vengono generalmente prescritti in modo temporaneo per la profilassi delle ulcere da stress. Tuttavia, sebbene non esistano prove di un beneficio derivante dall’uso continuato di questi farmaci dopo la dimissione, c’è una certa tendenza a non interrompere il trattamento.

Lo studio pubblicato su Critical Care Medicine – di coorte, retrospettivo, su base nazionale – ha quindi voluto verificare se la terapia con PPI proseguita senza indicazioni cliniche dopo la dimissione ospedaliera si associasse a un aumento di morbilità, riospedalizzazioni e mortalità.

Sono stati presi in considerazionei dati relativi a 591.207 pazienti iscritti un’assicurazione sanitaria tedesca. Tra questi sono stati identificati 11.576 soggetti sottoposti per la prima volta una terapia con PPI durante una permanenza in terapia intensiva e senza indicazioni per la continuazione della stessa nel periodo post-dimissione. Questi sono stati suddivisi in due gruppi: quelli che avevano interrotto la terapia con PPI e quelli che avevano continuato il trattamento oltre le otto settimane dopo la dimissione.

I risultati hanno evidenziato un rischio aumentato del 27% di polmonite (OR 1,27; 95% CI, 1,15–1,39; p < 0,001) e del 17% di eventi cardiovascolari (OR 1,17; 95% CI, 1,08–1,26; p < 0,001) nel gruppo composto dai n=4.825 pazienti (pari al 41,7% del campione totale) che avevano proseguito la terapia con PPI senza indicazioni oggettive. Risultati simili, poi, sono emersi in merito all’insufficienza renale, ad alcuni tumori (carcinoma esofageo, del pancreas e colorettale), carenza di vitamina B12 e ipomagnesiemia.

Inoltre, la mancata interruzione della terapia con PPI è risultata associata a un rischio del 34% maggiore di riospedalizzazioni (OR 1,35; 95% CI, 1.23–1.47; p < 0,001) e a un aumento pari a quasi il 20% del rischio di mortalità a due anni (HR 1,17; 95% CI, 1.08–1.27; p = 0,006).

Sebbene relativi a un’analisi osservazionale retrospettiva, i risultati dello studio suggeriscono quindi l’importanza di interrompere tempestivamente, una volta risolta la necessità immediata, la terapia con inibitori di pompa protonica. La continuazione non necessaria post-dimissione ospedaliera potrebbe infatti avere un effetto deleterio, incidendo negativamente su morbilità e mortalità.

Vai all’articolo originale
Bibliografia

1. Palmowski L, von Busch A, Unterberg M, et al. Timely Cessation of Proton Pump Inhibitors in Critically Ill Patients Impacts Morbidity and Mortality: A Propensity Score-Matched Cohort Study. Crit Care Med 2024; 52(2): 190-199.