
Una domanda clinica, quanto prolungare l’antibiotico dopo il drenaggio biliare, accanto a due ambiti in rapida evoluzione come i vaccini a mRNA e l’intelligenza artificiale: questi i contenuti della sessione plenaria che apre a Barcellona la UEG Week 2026, il congresso annuale organizzato dalla United European Gastroenterology. Un’edizione da record secondo Jörn Schattenberg (Università del Saarland, Homburg), alla guida del programma scientifico, che nelle sue parole di benvenuto elenca oltre 14.000 iscritti da 122 Paesi, 5.407 abstract sottomessi (il 30% in più rispetto al 2025) e oltre 300 late-breaking, circa il 70% in più del consueto.
La prima lezione magistrale è stata affidata a Mustafa Diken, direttore dello sviluppo delle immunoterapie presso l’Institute for Translational Oncology and Immunology (TRON) di Mainz (Germania) e vicepresidente Vaccines & Immunology di BioNTech. Diken ha ripercorso vent’anni di sviluppo dei vaccini a mRNA, che veicolano in un’unica molecola l’informazione antigenica e lo stimolo immunitario. La formulazione in lipoplessi a carica negativa, somministrata per via endovenosa, indirizza l’RNA verso le cellule dendritiche di milza, linfonodi e midollo osseo.
I dati presentati sono in gran parte preclinici. Nel modello murino di carcinoma del colon CT26 con metastasi polmonari la vaccinazione ha prodotto una protezione completa, e in un modello di carcinoma colorettale un vaccino diretto contro un neoantigene ha raggiunto una sopravvivenza fino al 70%. Nell’uomo, uno studio di dose escalation nel melanoma con quattro antigeni condivisi ha documentato risposte T-cellulari de novo, mentre con vaccini individualizzati contro neoantigeni, in circa 12 pazienti, le cellule T specifiche erano ancora rilevabili circa 4,5 anni dopo l’inizio del trattamento. In uno studio di fase 1 in setting adiuvante, i pazienti con risposta al vaccino hanno mostrato sopravvivenza libera da recidiva e globale superiori rispetto ai non responsivi, un confronto non randomizzato che non consente inferenze causali. Diken ha infine presentato un RNA sintetizzato per via chimica, ancora in fase preclinica, auspicando approvazioni nei prossimi anni.
Tra i lavori premiati come Top Abstract, il trial COBRA è stato presentato da Anouk Overdevest (Amsterdam UMC). Le linee guida internazionali raccomandano 4–7 giorni di antibiotico dopo ERCP efficace, ma dati osservazionali suggerivano che potesse bastare meno. Lo studio, randomizzato, multicentrico, in aperto e di non inferiorità, è stato condotto in 31 centri olandesi su pazienti con colangite acuta da ostruzione biliare distale, prevalentemente litiasica. La randomizzazione a uno oppure a 4–7 giorni di terapia avveniva entro 24 ore da una ERCP efficace e dalla risoluzione della febbre, con stratificazione per eziologia ed esito dell’emocoltura.
L’endpoint primario era la guarigione clinica, definita come assenza di sintomi al giorno 14 senza recidiva né decesso, valutata in cieco da un comitato indipendente; il margine di non inferiorità era del 7,5%. Dei 433 pazienti randomizzati, 205 per braccio sono stati inclusi nell’analisi: età mediana 75 anni, prevalenza maschile, forme moderate-severe in oltre la metà dei casi, ostruzione maligna nel 10% e batteriemia da Gram-negativi nel 35%. La guarigione clinica è stata raggiunta nel 95% dei pazienti trattati per un giorno e nel 94% di quelli trattati per 4–7 giorni, con non inferiorità confermata sia in intention-to-treat sia per protocol. Il risultato è stato coerente nel sottogruppo con batteriemia da Gram-negativi e in un’analisi post hoc limitata alle forme moderate-severe. La mortalità per tutte le cause è stata dell’1% in entrambi i bracci, mentre gli eventi avversi correlati agli antibiotici sono risultati significativamente più frequenti con 4–7 giorni di terapia (17% contro 8%). Secondo il gruppo di ricerca, un giorno di terapia dopo il controllo della fonte è sufficiente e può diventare la durata standard nella colangite da ostruzione distale. Il disegno in aperto, la quota limitata di forme severe e l’attesa della pubblicazione completa restano elementi da considerare.
Ha chiuso la sessione Jakob Nikolas Kather (Heidelberg University). Kather ha descritto il passaggio dai modelli a singolo compito, come la rilevazione dei polipi in colonscopia, spesso già approvati dalla FDA o marcati CE, ai foundation model e agli agenti basati su modelli linguistici. Tra le applicazioni citate figurano la predizione dell’instabilità microsatellitare da vetrini in ematossilina-eosina nel carcinoma gastrico e colorettale e un agente per il tumor board che, in uno studio del suo gruppo del 2025, ha mostrato prestazioni sovrapponibili a quelle di esperti umani.
Secondo Kather l’IA è già entrata nella pratica, con fino all’80% dei medici che la userebbe a fini professionali a seconda delle fonti, e la priorità è governarne l’uso: ospedali che forniscano sistemi sicuri per i dati dei pazienti, infrastrutture di dati e calcolo e un ruolo attivo delle società scientifiche, tra cui EASL (European Association for the Study of the Liver), ESMO (European Society For Medical Oncology) e UEG, nel produrre indicazioni e condurre studi clinici. Nella discussione è emersa l’esigenza di affiancare all’alfabetizzazione sull’IA una solida formazione clinica di base, anche per riconoscere le risposte incomplete o errate dei modelli. Un risultato subito trasferibile alla pratica, accanto a due ambiti ancora in attesa di evidenze cliniche dedicate.





