
La scelta della terapia per Helicobacter pylori, in Italia, presenta ancora alcune divergenze tra le raccomandazioni delle linee guida nazionali e internazionali e la pratica quotidiana. È quanto emerge da una survey nazionale promossa da AIGO (Associazione italiana gastroenterologi & endoscopisti digestivi ospedalieri) e dalla FIMMG (Federazione italiana medici di medicina generale), coordinata da Luigi Gatta dell’Azienda USL Toscana Nord-Ovest (Livorno) e pubblicata sull’European Journal of Gastroenterology & Hepatology.
L’infezione da H. pylori è ritenuta comune, con una prevalenza variabile tra il 30 e il 50% nella popolazione generale, e agisce da principale determinante per diverse patologie gastroduodenali: gastrite, dispepsia, ulcera peptica, linfoma gastrico MALT, tumore dello stomaco. Il suo raggio d’azione non si limita tuttavia al solo distretto gastroenterico, ma è associato anche a diverse manifestazioni extra-gastriche di rilievo clinico, quali anemia sideropenica, deficit di vitamina B12.
Secondo i criteri stabiliti dal Kyoto Global Consensus e dai successivi report Maastricht VI/Florence, l’infezione causata da H. pylori impone il ricorso a un trattamento eradicante sistematico. L’infezione, se non trattata, può progredire verso esiti severi, inclusa la colite ulcerosa e la neoplasia gastrica. Sono stati valutati molteplici regimi antibiotici per la terapia eradicante per Helicobacter pylori, e in genere si raccomanda di prescrivere solo regimi terapeutici con tassi di eradicazione pari almeno al 95%; i regimi con tassi di eradicazione pari o superiori al 90% possono essere considerati accettabili quando non è possibile ottenere risultati ottimali. La scelta del trattamento dovrebbe tenere conto delle percentuali di eradicazione locali o regionali, ma la survey ha evidenziato che raramente questo accade, anche perché i dati regionali o locali disponibili sui tassi di resistenza agli antibiotici da parte di H. pylori sono limitati (2).
Lo studio ha coinvolto 1.262 professionisti – 358 gastroenterologi (GE) e 904 medici di medicina generale (MMG) – e ha evidenziato il differente approccio dello specialista e del medico di medicina generale. Il regime terapeutico di prima linea più frequentemente prescritto era la triplice terapia con PPI, claritromicina e amoxicillina (35,2%; 12% dei GE vs 44,4% dei MMG; p<0,0001), seguita dalla quadruplice terapia ottimizzata con bismuto (BQT-TSC: 31,2%; 51,4 vs 23,3%, p<0,001) e la terapia sequenziale (21,7%; 26,8 vs 19,7%, P < 0,001). Per la seconda linea, BQT-TSC è stato il regime più prescritto (53,1%; dati GE vs MMG non statisticamente significativi).
L’analisi della survey ha rivelato una conoscenza della resistenza antimicrobica locale limitata, e il dato ha sorpreso i ricercatori e le ricercatrici coinvolte nello studio. La maggior parte dei professionisti sanitari intervistati non era a conoscenza dei tassi di resistenza nella propria area di pratica per la claritromicina (82,1% dei GE, 96,3% dei MMG; p<0,001), per gli antibiotici nitroimidazolici (94,8% dei GE, 99,2% dei MMG; p<0,001), per la levofloxacina (96,3% dei GE, 98,4% dei MMG) e l’amoxicillina (96,9% dei GE, 96,7% dei MMG). Di conseguenza, i regimi di eradicazione sono stati spesso prescritti senza tenere conto di questo fattore, determinante per il successo del trattamento. Inoltre, hanno prevalso cicli di 10 giorni – invece che i 14 raccomandati – e i PPI a basso dosaggio. Circa un terzo degli intervistati ha raccomandato i probiotici.
AIGO e FIMMG hanno sottolineato la necessità di un maggiore allineamento tra la medicina territoriale e quella specialistica, che sia basato sulla diffusione capillare dei dati di resistenza e sull’ottimizzazione dei dosaggi dei PPI.
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Bibliografia
1. Gatta L, Scarpignato C, Zullo A, et al. Empirical first- and second-line eradication regimens for Helicobacter pylori adult-infected patients: a National Survey among Italian gastroenterologists and general practitioners. Eur J Gastroenterol Hepatol 2025. Doi: 10.1097/MEG.0000000000003111.
2. Crowe SE. Helicobacter pylori infection. N Engl J Med 2019; 380: 1158-65.





