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Il ruolo degli antibiotici nell’insorgenza di IBD nell’adulto

A cura di Fausta Rotondo By 1 Marzo 2024Maggio 2nd, 2024No Comments
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IBD antibiotici

Negli ultimi anni si riscontra un aumento delle malattie infiammatorie intestinali (IBD), con valori sovrapponibili per i due sottotipi principali: Morbo di Crohn e colite ulcerosa.

Le IBD colpiscono quasi 7 milioni di persone in tutto il mondo e circa 250.000 in Italia, con un’incidenza stimata intorno ai 10-15 nuovi casi su 100.000 abitanti all’anno. In particolare, negli ultimi 10 anni le diagnosi di nuovi casi e il numero di pazienti sono aumentati di circa 20 volte e si prevede che nei prossimi 10 anni potrebbe verificarsi una crescita della prevalenza superiore al 30%-40% (1).

Si ritiene che le IBD siano il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici e ambientali. Il rischio attribuibile a ciascuno di questi fattori, tuttavia, sembra variare nel tempo. Si è visto infatti che nei giovani adulti è più probabile riscontrare un’anamnesi familiare positiva per IBD, a suggerire una maggiore prevalenza di fattori di rischio genetici rispetto agli adulti anziani con una patologia di nuova insorgenza, per i quali invece sembrerebbe decisivo il ruolo svolto dall’ambiente con l’invecchiamento.

Ma quali sono, quindi, i fattori ambientali che possono portare all’insorgenza di IBD nell’adulto anziano? Gli studi sul microbiota intestinale hanno mostrato quanto un ambiente microbico intestinale ricco e vario sia importante per il benessere generale dell’intero organismo, con implicazioni, ad esempio, sul rischio di scompenso cardiaco e demenza.

Con l’invecchiamento, il cambiamento dell’ambiente microbico può portare a una diminuzione della diversità e a una maggiore suscettibilità alle alterazioni (2). In uno studio recente, che ha confrontato il microbiota di adulti sani più o meno avanti nell’età, è stata riscontrata una minore abbondanza di Bifidobacterium nel gruppo dei soggetti più anziani. Una caratteristica, questa, riscontrata anche nei pazienti con IBD (3).

Questi cambiamenti legati all’invecchiamento possono essere aggravati dall’uso di antibiotici, i quali privano ulteriormente il microbiota intestinale della diversità e possono portare a cambiamenti microbici di lunga durata. La correlazione tra terapie antibiotiche e sviluppo di IBD è già emersa in diversi studi (4) nei bambini di età inferiore a 10 anni, e in particolare di pochi mesi di vita, nei quali l’utilizzo degli antibiotici ha comportato un aumento di quasi due volte il rischio di sviluppare una malattia infiammatoria intestinale (5).

Questa relazione non era però stata rilevata in giovani con un’età maggiore di 10 anni e non era mai stata indagata nell’anziano. A colmare questa lacuna ci ha pensato uno studio prospettico danese che, utilizzando i registri nazionali, ha creato una coorte basata sulla popolazione di residenti di età ≥10 anni tra il 2000 e il 2018. L’impatto delle terapie antibiotiche è stato valutato su una popolazione di oltre 6 milioni di individui, divisi in tre fasce di età – 10-40 anni, 40-60 anni e oltre 60 anni – valutando le eventuali differenze in base al tempo di esposizione agli antibiotici e alla classe di antibiotico utilizzata (1).

I risultati hanno mostrato che l’esposizione agli antibiotici si associa a un aumento del rischio di IBD in tutti gli individui di età ≥10 anni, ma è maggiore tra quelli di età 40-60 anni e ≥60 anni. Un ulteriore aumento si registra in base alla dose e al tempo di esposizione: più sono i cicli di terapia antibiotica effettuati più cresce la probabilità di IBD, sia per quanto riguarda il Morbo di Crohn che la colite ulcerosa. Si è visto che l’IBD tende a svilupparsi con maggiore frequenza 1-2 anni dopo l’esposizione all’antibiotico, e, con una minore frequenza, fino a 4-5 anni dopo.

Riguardo al tipo di antibiotico coinvolto, le terapie con qualunque classe di antibiotici hanno comportato un incremento del rischio di sviluppare IBD, eccezion fatta per la nitrofurantoina. Tuttavia il rischio più elevato si è riscontrato con gli antibiotici che agiscono sul microbiota intestinale, in particolare nitroimidazoli e fluorochinoloni che colpiscono in particolare i patogeni batterici del tratto gastrointestinale, a supportare l’idea che le alterazioni dell’ambiente microbico intestinale possano svolgere un ruolo significativo nello sviluppo delle IBD influenzando la microflora intestinale (1).

Questo è il primo studio di coorte nazionale che fornisce approfondimenti critici sul ruolo degli antibiotici nello sviluppo delle IBD in tutte le età. I risultati dimostrano una dose-risposta positiva, evidenziando la forte associazione tra l’esposizione agli antibiotici e lo sviluppo di Morbo di Crohn e colite ulcerosa.

I risultati di questo studio forniscono un ulteriore elemento per incoraggiare una più accorta gestione dell’uso degli antibiotici come misura di salute pubblica, nonché per continuare e incrementare gli studi sul microbiota intestinale e i suoi cambiamenti, i quali sempre di più si mostrano come un elemento chiave per la salute degli individui di ogni età.

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Bibliografia

1. Faye AS , Højgaard Allin K. Iversen A.T. et al. Antibiotic use as a risk factor for inflammatory bowel disease across the ages: a population-based cohort study. Gut 2023; 72: 663–670.
2. Schwartz DJ, Langdon AE, Dantas G. Understanding the impact of antibiotic perturbation on the human microbiome. Genome Med 2020; 12:82.
3. Li J, Si H, Du H, et al. Comparison of gut microbiota structure and actinobacteria abundances in healthy young adults and elderly subjects: a pilot study. BMC Microbiol 2021; 21:13.
4. Nimmons D, Limdi JK. Elderly patients and inflammatory bowel disease. World J Gastrointest Pharmacol Ther 2016; 7:51–65.
5. Hviid A, Svanström H, Frisch M. Antibiotic use and inflammatory bowel diseases in childhood. Gut 2011; 60:49–54.