
Un recente studio di fase III – il trial ESSENCE – offre nuove speranze per il trattamento della steatoepatite associata a disfunzione metabolica (MASH), precedentemente nota come steatoepatite non alcolica. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine, ha valutato l’efficacia e la sicurezza di semaglutide, un agonista del recettore del peptide-1 simile al glucagone (GLP-1), mostrando risultati promettenti (1).
La MASH è una grave forma di malattia epatica steatotica associata a disfunzione metabolica (MASLD), caratterizzata da un accumulo di grasso nel fegato, danno agli epatociti e infiammazione. La MASH è una causa importante di cirrosi e carcinoma epatocellulare e si prevede che il suo impatto socio-sanitario aumenterà nei prossimi anni a causa dell’aumento dei tassi di obesità e diabete.
Lo studio pubblicato sul New England – multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo – ha coinvolto 1.197 pazienti con diagnosi confermata di MASH tramite biopsia e fibrosi di stadio 2 o 3. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: il primo ha ricevuto semaglutide per via sottocutanea una volta alla settimana (2,4 mg), mentre il secondo ha ricevuto un placebo.
Il trattamento è durato 240 settimane, con un’analisi intermedia effettuata dopo 72 settimane sui primi 800 pazienti. L’endpoint primario dello studio era verificare se semaglutide fosse in grado di risolvere la steatoepatite senza peggiorare la fibrosi, e di ridurre la fibrosi senza aggravare la steatoepatite.
I risultati dello studio sono stati incoraggianti. Una risoluzione della steatoepatite senza peggioramento della fibrosi è stata osservata nel 62,9% dei pazienti trattati con semaglutide, rispetto al 34,3% del gruppo placebo (P<0.001). Una riduzione della fibrosi epatica senza peggioramento della steatoepatite, invece, è stata riportata nel 36,8% dei pazienti nel gruppo semaglutide, rispetto al 22,4% nel gruppo placebo (P<0.001).
Un dato ancora più significativo è che la risoluzione combinata della steatoepatite e la riduzione della fibrosi è stata osservata in una percentuale notevolmente più alta di pazienti trattati con semaglutide (32,7%) rispetto al gruppo placebo (16,1%)(P<0.001). Gli eventi avversi gastrointestinali, invece, sono stati più comuni nel gruppo semaglutide.
Questo studio apre nuove prospettive per il trattamento della MASH. I risultati dimostrano che semaglutide, somministrata una volta alla settimana, migliora significativamente le condizioni del fegato nei pazienti con MASH e fibrosi epatica moderata o avanzata. L’agonista del recettore GLP-1 potrebbe quindi diventare una preziosa opzione terapeutica per questa patologia per la quale le opzioni di trattamento approvate sono attualmente limitate.
Bibliografia
1. Sanyal AJ, Newsome PN, Kliers I, et al. Phase 3 Trial of Semaglutide in Metabolic Dysfunction-Associated Steatohepatitis. N Engl J Med. 2025 Apr 30. doi: 10.1056/NEJMoa2413258.





