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La calprotectina fecale è affidabile per distinguere IBD e IBS

Redazione By 5 Febbraio 2024Maggio 2nd, 2024No Comments
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calprotectina fecale

La calprotectina fecale è un test affidabile per distinguere i pazienti con malattia infiammatoria intestinale (IBD) da quelli con sindrome dell’intestino irritabile (IBS), con una maggiore sensibilità nei Paesi occidentali e a un valore di soglia ≤50 μg/g.

Sono stati pubblicati sulla rivista Alimentary Pharmacology & Therapeutics i risultati di una revisione sistematica e metanalisi sull’impiego di questo test nell’ambito della diagnosi differenziale tra le due condizioni (1).

La calprotectina è un marcatore fecale – misurabile mediante diversi test disponibili in commercio – derivato dai neutrofili e rilasciato nell’intestino in presenza di processi infiammatori.

Di conseguenza la sua valutazione potrebbe svolgere un ruolo rilevante nella pratica clinica, permettendo di distinguere i pazienti con IBD da quelli con IBS e riducendo così il numero di procedure endoscopiche non necessarie.

Per capire l’efficacia della calprotectina fecale in questo contesto, i ricercatori hanno preso in considerazione i dati derivanti da 17 studi (tutti – va considerato – caratterizzati da un rischio di bias considerato “alto” o “non chiaro”), per un totale di 1.956 pazienti.

La sensibilità complessiva del test è risultata pari all’85,8% (IC al 95%: 78,3 – 91) e la specificità al 91,7% (IC al 95%: 84,5 – 95,7). A una prevalenza di IBD dell’1%, il valore predittivo negativo della calprotectina fecale è risultato del 99,8% e quello positivo solo del 9%.

Le analisi di sottogruppo hanno messo poi in evidenza una sensibilità più elevata nei Paesi occidentali rispetto a quelli orientali (88% vs 73%) e a un valore di soglia ≤50 μg/g rispetto a >50 μg/g (87% vs 79%). I livelli di specificità, invece, sono risultati simili.

La minore sensibilità nei Paesi orientali (dove si stima una prevalenza minore rispetto a quelli occidentali) (2) non influenzerebbe però l’affidabilità della calprotectina fecale: a una prevalenza di IBD dell’1%, infatti, il valore predittivo negativo del test rimane elevato (99,7%) anche con una sensibilità del 73%.

I risultati della meta-analisi suggeriscono quindi che la calprotectina fecale è un test affidabile per distinguere i pazienti con IBD da quelli con sintomi di IBS definiti secondo i criteri di Roma. Misurando la calprotectina fecale in tutti i pazienti con sintomi di IBS sarebbe quindi possibile ridurre al minimo le diagnosi mancate di IBD e i conseguenti ritardi nell’avvio al trattamento.

“Purtroppo – scrivono gli autori nelle conclusioni dell’articolo pubblicato su Alimentary Pharmacology & Therapeutics – a causa del basso valore predittivo positivo la calprotectina fecale non è efficace per la diagnosi di IBD. Tuttavia, se consideriamo 1.000 pazienti con sintomi di IBS di cui 10 affetti da IBD (prevalenza di IBD = 1%) e 990 da IBS, solo 82 dei 900 (8,3%) pazienti con IBS avranno una calprotectina fecale falsamente positiva e si sottoporranno a indagini endoscopiche e di imaging non necessarie. Quindi, forniamo prove che la calprotectina fecale aiuterebbe a evitare ulteriori procedure diagnostiche in circa il 90% dei pazienti con IBS”.

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Bibliografia

1. Dajti E, Frazzoni L, Iascone V, et al. Systematic review with meta-analysis: Diagnostic performance of faecal calprotectin in distinguishing inflammatory bowel disease from irritable bowel syndrome in adults. Aliment Pharmacol Ther 2023; https://doi.org/10.1111/apt.17754.
2. Aniwan S, Santiago P, Loftus EV, Park SH. The epidemiology of inflammatory bowel disease in Asia and Asian immigrants to Western countries. United European Gastroenterol J 2022; 10(10): 10631076.