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Nuovi biomarcatori e test per la gestione dei tumori epatici

A cura di David Frati By 27 Giugno 2024No Comments
NewsSpecialiDai congressi
biomarcatori tumori epatici

Un nuovo approccio potrebbe permettere di implementare nuovi biomarcatori utili nella gestione dei tumori epatici. Nel corso del meeting ESMO Gastrointestinal Cancers Congress 2024 (ESMO GI 2024), in corso dal 26 al 29 giugno a Monaco, sono stati presentati risultati rilevanti per quanto riguarda la possibilità di predire lo sviluppo di tumori epatici nei pazienti con cirrosi, individuare precocemente le recidive post resezione chirurgica e, in generale, guidare il management dei pazienti. .

Uno studio retrospettivo ha evidenziato come l’analisi operata mediante un tool di intelligenza artificiale di esami del sangue di routine (emocromo completo, test di funzionalità epatica e renale e profili di coagulazione) sia in grado di rilevare la presenza di tumori epatici fino a un anno prima della diagnosi clinica. Utilizzando i risultati di 3.415 pazienti, è emerso che la sensibilità di screening associata al tool di intelligenza artificiale era del 61,3% a 1-3 mesi, del 50,1% a 3-6 mesi, del 44,2% a 6-9 mesi e del 41,3% a 9-12 mesi prima della diagnosi. Tale sensibilità è risultata superiore a quella del test aFP, che è rimasta al di sotto del 45% a tutti gli intervalli.

In un altro studio retrospettivo presentato al Congresso, il monitoraggio frequente del DNA circolante (ctDNA) si è dimostrato efficace nell’identificare le recidive precoci nei pazienti con tumore epatico sottoposti a chirurgia. Tra i 64 pazienti sottoposti a trapianto di fegato e successivo monitoraggio delle recidive, tutti i 36 pazienti con test disponibili nella finestra di malattia minima residua (MRD), fino a 12 settimane dopo l’intervento, sono risultati negativi al ctDNA e 35 sono rimasti negativi a un follow-up mediano di 21,2 mesi. Su 61 pazienti con imaging disponibile entro 6 mesi dal test del ctDNA, è stata osservata una specificità a livello di campione del 99,5%. Tra i 47 pazienti sottoposti a epatectomia e successivo monitoraggio delle recidive, il ctDNA è stato rilevato in 7 dei 31 pazienti (22,5%) entro la finestra MRD; 4 hanno avuto una recidiva clinica e 3 un breve follow-up. Su 42 pazienti con immagini disponibili entro 6 mesi dal test, la positività del ctDNA è risultata prognostica per la recidiva, con un’hazard ratio per la sopravvivenza libera da recidiva pari a 12 (p<0,0001). Il ctDNA si è dimostrato utile anche per monitorare la risposta al trattamento nei pazienti con recidiva nota.