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Immunoterapia anche per il carcinoma colorettale con stabilità dei microsatelliti?

A cura di Fabio Ambrosino By 27 Giugno 2024No Comments
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carcinoma colorettale stabilità dei microsatelliti

Mentre i carcinomi colorettali con instabilità dei microsatelliti sono risultati responsivi all’immunoterapia, e in particolari agli inibitori del checkpoint, quelli con stabilità dei microsatelliti storicamente hanno sempre messo in evidenza un tasso di risposta insufficiente a questo tipo di trattamenti. Questi pazienti, che costituiscono circa l’85% dei casi di carcinoma colorettale, rappresentano quindi un importante unmet need nel contesto di questa patologia.

“I tumori colorettali con stabilità dei microsatelliti sono stati a lungo considerati resistenti all’immunoterapia a causa della mancanza di neoantigeni espressi sulla superficie tumorale”, ha sottolineato Myriam Chalabi, oncologa del Netherlands Cancer Institute di Amsterdam. “Tuttavia, i recenti progressi hanno indicato che queste barriere possono essere superate e che l’immunoterapia può ancora svolgere un ruolo importante nel trattamento di questa patologia”.

Ad esempio, un recente studio di fase Ia/Ib che ha valutato la combinazione tra l’anticorpo anti-CTLA-4 botensilimab e l’inibitore PD-1 balstilimab ha messo in evidenza risposte durature nei pazienti con carcinoma colorettale con stabilità dei microsatelliti metastatico ma senza metastasi epatiche. Analogamente, in uno studio di fase I/II l’anticorpo bispecifico costimolatorio EGFRxCD28 ha recentemente dimostrato un’attività antitumorale promettente nei pazienti con carcinoma colorettale con stabilità dei microsatelliti.

Lo studio di fase II AtezoTRIBE ha invece anche mostrato che la combinazione di chemioterapia con l’inibitore VEGF bevacizumab e l’inibitore PD-L1 atezolizumab è in grado di migliorare la sopravvivenza libera da progressione nei pazienti con patologia metastatica. Risultati particolarmente significativi, infine, sono stati osservati nei pazienti con un punteggio Immunoscore-IC elevato, indicando il potenziale valore predittivo di questo score nella selezione dei pazienti più propensi a beneficiare dell’immunoterapia.

“Uno degli sviluppi più entusiasmanti recenti è l’applicazione dell’immunoterapia per il carcinoma colorettale con stabilità dei microsatelliti nel contesto neoadiuvante”, ha aggiunto Chalabi. “Lo studio NICHE ha segnato l’inizio dell’immunoterapia neoadiuvante per questi pazienti, dimostrando risposte patologiche forti con il blocco di PD-1 e CTLA-4 prima dell’intervento chirurgico. Questo studio è in corso e diverse combinazioni di agenti vengono valutate per determinare le strategie di trattamento più promettenti in questo contesto. Ulteriori prove a sostegno dell’immunoterapia neoadiuvante provengono dallo studio NEST-1, che ha raggiunto il suo endpoint primario e ha dimostrato risposte robuste alla terapia neoadiuvante con botensilimab e balstilimab nei pazienti con carcinoma colorettale con stabilità dei microsatelliti”.

Un aggiornamento dello studio studio NEST-1 sarà presentato in occasione del meeting annuale dell’European Society for Medical Oncology dedicato ai tumori gastrointestinali (ESMO GI 2024), in corso a Monaco dal 26 al 29 giugno 2024. Inoltre, al congresso saranno presentati anche i risultati dello studio TARZAN, da cui è emerso che molti dei pazienti con tumore del colon retto con stabilità dei microsatelliti riescono a preservare l’organo dopo un breve ciclo di radioterapia neoadiuvante combinata con atezolizumab e bevacizumab.

Guardando al futuro, oltre alla possibilità di identificare biomarcatori che possano predire le risposte al trattamento, c’è molta attenzione sulla selezione dei pazienti e sull’esplorazione di nuove combinazioni di agenti immunoterapici. “L’obiettivo finale – ha concluso Chalabi  – è identificare trattamenti efficaci per i pazienti con stabilità dei microsatelliti, i quali rappresentano la maggioranza dei casi di carcinoma colorettale. I progressi fatti finora segnano un passo promettente verso il superamento delle sfide associate a questi tumori ed estendono i benefici dell’immunoterapia a una popolazione più ampia di pazienti”.